Viaggio dal cibo all’emozione… e ritorno. I disturbi del comportamento alimentare

immagine rilassante di fiori e mare sullo sfondo

Il cibo, da sempre, ha assunto un valore simbolico e relazionale. In questo senso mangiare non è semplice nutrizione, ma attraverso questo gesto vengono veicolati affetti ed emozioni. E’dunque un’attività che coinvolge corpo, cuore e mente.

A livello individuale, fin dalla nascita, l’alimentazione rappresenta una comunicazione attraverso la quale vengono vissute le prime esperienze di soddisfazione, di frustrazione, di piacere.

Dunque l’affettività correlata alle prime esperienze alimentari può incidere sui significati assunti dal cibo nelle fasi successive della vita.

Dal punto di vista sociale il cibo significa ritrovarsi: in famiglia è riunirsi e stare insieme al momento del pranzo o della cena, con gli amici è scambio e condivisione.

Dal punto di vista culturale l’identità  si fonda e si mantiene anche attraverso il pasto comune. I consumi alimentari segnalano le caratteristiche etniche e le differenziazioni tra i popoli; le tradizioni e le credenze ad essi connessi hanno permesso di identificare leggi precise dei comportamenti umani.

Nella cultura occidentale esiste un forte condizionamento sociale, sia verso l’ipernutrizione che verso le diete: i messaggi contraddittori che ognuno di noi riceve, costituiscono un grave fattore di rischio. Siamo continuamene spinti verso una nutrizione ricchissima e variegata e contemporaneamente siamo bombardati dai miti estetici della magrezza/bellezza/forma fisica con conseguenti obbligatorie diete e palestre.

Dietro a un rapporto conflittuale con il cibo c’è sempre il bisogno più o meno inconscio di comunicare qualcosa. La relazione con il cibo può diventare segnale di disagio e sofferenza, sfociando in un disturbo del comportamento alimentare (anoressia, bulimia) o nell’obesità.

Già nella prima infanzia possono manifestarsi difficoltà nell’alimentazione, che non sono sempre relative alla scarsa curiosità rispetto ai diversi cibi o all’inappetenza, ma che parlano dei sentimenti e delle emozioni conflittuali che vengono espresse attraverso il cibo,  come rifiuto o ipernutrizione di compenso.

In età pre ed adolescenziale le difficoltà affettive ed emotive possono sfociare in disturbi quali l’anoressia-bulimia. Questi disturbi colpiscono in prevalenza giovani ragazze, nel momento in cui si trovano ad affrontare la fase di grande cambiamento fisico-corporeo ed affettivo, che segna il passaggio dall’infanzia all’età adulta, spesso accompagnato da sentimenti di ansia, paura ed inadeguatezza.

La dieta e le abbuffate, che catturano tutto l’interesse delle ragazze, sono sintomi che mettono in luce il disagio psicologico che in alcuni casi, se non rilevato e curato, può giungere ad ostacolare l’acquisizione di un’identità adulta.

L’anoressia mentale è caratterizzata dal rapporto problematico con il corpo e con il cibo, derivante dal timore di diventare grassi anche in presenza di una eccessiva magrezza. E’ distorta la percezione corporea; la preoccupazione per il proprio peso è ossessionante, oppure è alterato il rapporto con il cibo, percepito come un nemico. Oltre alla magrezza, che mette a rischio la vita, è presente la perdita del ciclo mestruale. L’anoressica non è un’ inappetente ma un’ affamata che lotta con la sua fame.

Al contrario della ferrea determinazione dell’anoressica, la bulimica ha perso la propria lotta contro la fame. Infatti la bulimia è caratterizzata dall’esigere immediato sollievo dalla pressione emotiva, attraverso episodi  di abbuffate alimentari e successivi comportamenti finalizzati a prevenire l’aumento di peso attraverso il vomito autoindotto, lassativi, diuretici, intenso moto.

L’anoressia mentale, da patologia pensata di esclusiva appartenenza femminile, nel tempo ha visto la sua comparsa anche in alcuni giovani maschi. Questi ultimi pare siano comunque più interessati dall’obesità, disturbo alimentare che sembra ricondursi all’incapacità di riconoscere ed esprimere le emozioni (alessitimia) e alla difficoltà nella costruzione dell’identità. Questi sentimenti sembrano trovare sollievo attraverso il ricorso ad un uso del cibo come compenso di stati emotivi difficili da tollerare e gestire.

Si osservano poi altre nuove forme di disturbo alimentare come: il Binge Eating Disorder (Disturbo da Alimentazione Incontrollata) ecc.

Il problema dei disturbi del comportamento alimentare sta diventando sempre più importante, diffuso e diversificato, al punto tale da catturare un interesse sempre più ampio dei mezzi di comunicazione, delle Istituzioni Politiche e delle Strutture Sanitarie (pubbliche e private).

Questi dati mettono in evidenza quanto diventi fondamentale per i genitori e per gli insegnanti, accompagnare con cura  i propri figli/studenti, lungo il percorso di crescita e di cambiamento, fungendo loro da sostegno e risorsa e prestando attenzione agli eventuali segnali di disagio e di difficoltà.